Period poverty: DI COSA SI TRATTA


Period poverty è un’espressione che può essere tradotta in italiano come “povertà mestruale”.
Indica la difficoltà per le donne ad avere accesso a:

  • Dispositivi per il controllo del flusso mestruale
  • Luoghi sicuri e puliti dove cambiarsi e lavarsi
  • Informazioni corrette sul ciclo mestruale e la sua gestione
  • Educazione sessuale e, in particolare, educazione mestruale che aiuti nel processo di eliminazione dello stigma delle mestruazioni.


LA PERIOD POVERTY NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO

La period poverty ha un impatto diverso a seconda delle condizioni socio economiche e culturali dei vari paesi del mondo.
Nei paesi in via di sviluppo le conseguenze della period poverty possono essere incredibilmente gravi: bambine e ragazze che si prostituiscono in cambio di assorbenti, che non vanno a scuola durante i giorni del flusso mestruale perché sprovviste di dispositivi per gestirlo (o che decidono, per questo motivo, di abbandonare completamente la scuola).

O donne di ogni età che inventano modi alternativi per assorbire il flusso: dall’uso stracci e pezzi di tessuto fino a quello di bucce di banana, foglie, fogli di giornale, sabbie e polveri, con ovvie conseguenze dirette sulla loro salute.


In paesi privi di servizi igienici e acqua corrente, il periodo delle mestruazioni aggrava ancora di più la situazione di estrema sofferenza e indigenza delle donne, che si trovano spesso nell’impossibilità di mostrarsi in pubblico perché non hanno modo di gestire il loro sanguinamento.


Sangue che, nella maggior parte delle culture, è ancora accostato a sporcizia, cattiveria, impurezza: un sangue che deve essere nascosto ad ogni costo, che non deve essere toccato perché nocivo, maledetto. Sangue che determina l’allontanamento della donna dalla famiglia, dalla comunità o da specifiche attività.

Period poverty assume quindi un significato più vasto della semplice impossibilità di acquistare assorbenti per ragioni economiche: la period poverty è la discriminazione a più livelli e di diversi gradi alla quale le donne sono sottoposte per il solo motivo di avere le mestruazioni.


PERIOD POVERTY: UNA REALTÀ DIFFUSA

È indubbio che, ovunque, si sia ancora lontani dal riconoscere alle donne il diritto all’accesso a tutti gli strumenti che consentano di vivere serenamente il proprio ciclo mestruale.


Se, come abbiamo visto, in alcuni paesi le conseguenze possono essere estremamente violente, in quasi tutto il mondo avere le mestruazioni significa essere discriminate socialmente ed economicamente.
Facendo un semplice calcolo possiamo determinare l’impatto economico che il ciclo mestruale ha sulla vita di una donna. Per una media di 38 anni le donne mestruano ogni mese per 3-7 giorni. Per circa 2280 (6,25 anni) le donne non hanno scelta: hanno bisogno di dispositivi per gestire il loro flusso mestruale.


I prodotti per le mestruazioni sono quindi da considerarsi prodotti di prima necessità ed andrebbero resi fruibili gratuitamente in tutti i luoghi pubblici, esattamente come avviene per la carta igienica o per i prodotti per l’igiene delle mani (come sta iniziando ad avvenire nelle scuole scozzesi – e in quelle della Nuova Zelanda).

Inoltre ogni donna dovrebbe avere diritto ad acquistarli senza dover pagare tasse.


Invece le tasse sull’acquisto degli assorbenti ci sono eccome. L’iva applicata sui prodotti mestruali è una realtà molto diffusa: stiamo parlando della cosiddetta Tampon tax.
Pochi paesi nel mondo hanno abolito questa tassa, riconoscendo nei prodotti per il ciclo mestruale dei beni necessari.


In Europa l’unico paese dove non si paga l’Iva sui prodotti mestruali (e su tutti i prodotti sanitari) è l’Irlanda dove la (non)tassa sugli assorbenti è stata decisa prima dell’entrata in vigore nel 2007 della legge europea che permette di abbassarla fino ad un minimo del 5%.

Molti paesi da allora stanno andando verso una riduzione della tassazione ma esistono realtà nelle quali queste politiche non vengono ancora prese in considerazione (basti pensare all’Ungheria dove l’IVA sugli assorbenti è addirittura del 27%) e i prodotti per la gestione del flusso mestruale sono equiparati a beni di lusso.


In tutto il modo stanno nascendo gruppi organizzati e movimenti sociali che chiedono che i prodotti per il ciclo mestruale siano considerati come prodotti necessari e, di conseguenza, non tassati.

Negli ultimi anni si stanno facendo alcuni passi avanti e sulla stampa abbiamo potuto leggere alcune notizie positive al riguardo, ma la strada per garantire alle donne di tutto il mondo questa equità è ancora lunga.

PERIOD POVERTY E TAMPON TAX: LA SITUAZIONE IN ITALIA


Anche in Italia parlare di mestruazioni non è facile: l’educazione sessuale e le conoscenze sul funzionamento sulla gestione del ciclo mestruale non sono accessibili a tutte le ragazze. Non c’è un discorso pubblico sul tema, le mestruazioni non si nominano, si nascondono, provocano vergogna.


La vista di un assorbente in una borsetta provoca disagio o prese in giro: le ragazze che vanno in bagno a cambiarsi l’assorbente si guardano bene dal nascondere le loro intenzioni. Per non parlare poi del dramma di sporcarsi i vestiti con il sangue mestruale. Le mestruazioni sono vissute come un fastidio, un disagio da limitare il più possibile: questa visione del ciclo mestruale continua ad essere la narrazione dominante per le donne che, volenti o nolenti, la trasmettono di generazione in generazione.

Sulla tassazione degli assorbenti in Italia c’è un dibattito in corso, reso più vivace dalla decisione del governo di due anni fa di abbassare l’IVA al 5% sugli assorbenti igienici femminili, ma solamente su quelli biodegradabili e compostabili, sui lavabili e sulle coppette mestruali, dimostrando un’attenzione nei confronti della sostenibilità ambientale piuttosto che la volontà di un cambiamento verso una maggiore equità di genere.


Vi segnaliamo la petizione lanciata da Chiara Capraro, attivista italiana per i diritti delle donne e contro la tampon tax, che chiede di abbassare la tassazione sugli assorbenti l’aliquota IVA minima del 4%, quindi considerandoli finalmente prodotti essenziali.


Dal 1973 in Italia l’IVA sugli assorbenti è cresciuta dal 12% al 22%. Esistono liste di beni e servizi per i quali è prevista una tassazione agevolata, ma i comuni prodotti per le mestruazioni non rientrano tra questi.

Per far fronte a questa necessità molte donne tendono ad acquistare prodotti a basso costo e di qualità scadente. Qualità che non può essere considerata un valore secondario quando si tratta di un prodotto che si trova a contatto con le mucose genitali per intere giornate, ogni mese.


Siamo a conoscenza delle molteplici controindicazioni all’uso di prodotti scadenti per quanto riguarda l’igiene intima: pruriti, irritazioni e infiammazioni che predispongono ad infezioni ricorrenti sono solo le conseguenze immediatamente visibili (e molto frequenti) dell’uso di prodotti di bassa qualità.

Essere costrette ad acquistare prodotti mestruali scadenti per risparmiare è una grave ingiustizia che ricade totalmente sulla salute della popolazione femminile. E le politiche dei governi che si attardano ad eliminare la tassazione sui prodotti di prima necessità per le mestruazioni determinano un’ulteriore discriminazione economica nei confronti delle donne.

LE NOSTRE “MISURE D’EMERGENZA” CONTRO LA PERIOD POVERTY


Noi donne continuiamo a mestruare ogni mese e l’attesa che qualcosa a livello politico cambi nel nostro paese può non essere sostenibile per tutte.

Per questo abbiamo deciso di mettere in campo alcune misure per contribuire, nel nostro piccolo, a contrastare la period poverty: sul nostro sito sono disponibili le box di assorbenti Ecoluna da 12 confezioni.


Ecoluna è la linea di assorbenti (giorno, notte e salvaslip) totalmente biodegradabili e compostabili che unisce altissima qualità e sicurezza per la persona a quella per l’ambiente.


Oltre alla comodità di ricevere direttamente a casa una discreta scorta di assorbenti (risparmiando un bel po’ di tempo e pensieri), permette un risparmio economico notevole. Ad esempio, una scatola di assorbenti giorno acquistata nella box da 12 costa 2,79€ contro i 3,80€ per l’acquisto della singola confezione.


In occasione dell’8 marzo abbiamo pensato a lanciare un’altra iniziativa per promuovere la solidarietà tra donne su questo tema: ispirate dalla bellissima tradizione napoletana del caffè sospeso, vogliamo lanciare la possibilità di acquistare “assorbenti sospesi” che verranno distribuiti alle donne che ne hanno necessità.


Abbiamo incontrato una splendida realtà associativa che si occupa anche di questo: ma questa è un’altra storia, che non tarderemo a raccontarvi.

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Giulia
Infermiera, fitopreparatrice, appassionata di erboristeria e mamma. Da anni mi interesso di tematiche femminili e di sessualità, piacere e benessere. Studio sessuologia clinica e mi sto formando come esperta in educazione sessuale.

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