Rompere i tabù attraverso la fotografia: i progetti di Giulia Haraidon

Durante le nostre ricerche sulle iniziative e progetti che ci parlano della diversità delle vulve, ci siamo imbattute nel lavoro di una giovanissima artista di talento, Giulia Haraidon, fotografa romana che ha deciso di portare avanti tramite alcune ricerche personali due progetti fotografici per esplorare attraverso la sua arte il mondo dei tabù.

I tabù: leggi non scritte

I tabù sono solitamente leggi non scritte, tramandate con forza attraverso la cultura nella quale si cresce, che considerano parole, linguaggi, immagini e azioni come sbagliate o ripugnanti. Un tabù non infranto consente di essere accettate dalla società come moralmente rette.
Ci sentiamo facilmente sopraffatte da queste prescrizioni per convenienza sociale, anche quando rispettarle significa rinunciare ad esprimere una parte di noi stesse, reprimendola, causandoci malessere e infelicità.

Per questo è importante iniziare a rompere i tabù anche collettivamente, facendo dell’esperienza delle singole una forza catalizzatrice di cambiamento per tutte.

“Tabù” e “Ritratti intimi”: la forza delle immagini

A questo cambiamento danno linfa progetti come le fotografie di Giulia Haraidon. “Tabù” e “Ritratti intimi” ci parlano attraverso le immagini e, senza mezzi termini, ci costringono a confrontarci con il nostro mondo interiore.

Abbiamo incontrato Giulia per chiederle di parlarci di questi suoi progetti. È stata una chiacchierata incredibilmente densa e piacevole, uno scambio profondo, strumento di molte riflessioni.

Come nasce il progetto fotografico “Tabù”?

Il progetto “Tabù” nasce da uno stimolo trovato nella masterclass di fotografia creativa di Augusto Pieroni.
Ci siamo trovati a lavorare in gruppo sui tabù. È stato un lavoro molto arricchente: la fotografia infatti contiene talmente tanti elementi, che ognuna delle persone che ha lavorato sul tema, ne ha affrontato aspetti totalmente diversi e in modi espressivi differenti.

Io ho riflettuto sulle mie esperienze personali, quali sono i tabù che vivo e quelli che ho superato.

Sono nata in Romania, in un paesino molto religioso, in cui non era contemplata la possibilità che io potessi volere una ‘fidanzatina’ piuttosto che un ‘fidanzatino’.

La masturbazione ovviamente era un tabù (cosi come lo è tuttora anche nel 2021 nel resto del mondo), cosi come il sesso per piacere e non come dovere coniugale.

Donne più grandi di me mi hanno raccontato anche come il tabù sul ciclo mestruale ha influito sulle loro vite, il trauma di vedere il sangue per la prima volta senza che nessuno gliene avesse mai parlato prima. Le bambine si scoprivano donne da un giorno all’altro, senza essere preparate. Hanno scoperto di perdere sangue senza essere ferite ma senza saperne il motivo e senza avere gli strumenti necessari (come dei semplici assorbenti), per affrontare questo momento. Questo avveniva nella Romania degli anni 70/80 ma è una situazione esistente anche oggi in molti paesi.

La piccola femminista che vive dentro di me ha capito subito che queste tematiche avevano bisogno di una voce e, per quanto la mia fosse timida, ho deciso di usarla.

Perciò ho iniziato a fare un elenco di tutti i tabù imposti socialmente ma anche di quelli auto imposti da noi stesse. Mi sono resa conto che le due categorie spesso confluiscono nello stesso delta e che, come l’aspetto storico influenza la vita del singolo, allo stesso modo i tabù sociali si insinuano e plasmano quelli personali.

E’ iniziata una lunga ricerca non solo dei tabù ma dei loro significati metaforici, seguita da una traduzione in linguaggio visivo quasi letterale. Per la traduzione visiva ho usato un linguaggio pungente seppur ironico, che ha reso le foto spiritose. Volevo che scalfissero la corazza di chi le guarda e raggiungessero le profondità ma senza creare un trauma e quindi un blocco visivo e percettivo.

Una luce forte e dura mi ha aiutato a trasmettere il bisogno di rivelazione di questi tabù conservati negli armadi; un po’ come se fossi un paparazzo che si insinua nell’intimità e con forza mette in luce ciò che viene conservato al buio.

Il colore rosa, altra imposizione per tutte le bambine a cui piacciono gli altri colori (come me!), è un tabù nel tabù, una matrioska di cui mi sono servita per contenere il mio racconto visivo.

Le fotografie che abbiamo visto sono incredibilmente eloquenti e inevitabilmente parlano ad ognuna di qualche nostro vissuto. Quali sono i messaggi che volevi trasmettere attraverso questo lavoro?

Il primo scatto della serie che ho realizzato è stato il ‘pompelmo’. E’ molto divertente e costruttivo per me confrontarmi con le persone che vedono i miei progetti in mostra, perché ogni foto contiene in sé il significato dell’autore ma anche di ogni persona che la osserva. E cosi dal confronto nascono nuove consapevolezze, nuovi messaggi, nuove idee.

tabù-pompelmo

I tabù sono spesso collegati agli orifizi delle donne. Non necessariamente hanno un significato sessuale, seppure la sessualizzazione della donna è talmente radicata da proiettarsi anche su scatti still life di oggetti.
Ho girato attorno agli orifizi (metaforicamente e non ;)) e ho pensato a tutti quei limiti, paure e soggezioni che abbiamo. Da cosa nascono ? Perché sono così forti ?

Perché proviamo soggezione a toccarci o a parlare del fatto che ci masturbiamo? Perché abbiamo paura di provare piacere?

Perché abbiamo soggezione dei nostri odori tanto da non andare al bagno se siamo in un luogo pubblico anche se ne abbiamo bisogno?

Perché nella concezione sociale una donna caga fiori che profumano di buono?

Perché l’immagine di un collo teso fa immediatamente pensare a una donna in ‘attesa’ passiva durante una pratica sessuale piuttosto che una donna che attivamente sta provando un orgasmo?

Perché la foto di due piedi in segno di preghiera rimanda a una vulva?

E perché l’immagine di una bocca aperta con dei ‘peli sulla lingua’ rimanda al sesso?

Questa foto in particolare fa impressione alle donne. L’ho pensata e realizzata proprio per questo: volevo dar voce a tutte quelle situazioni in cui siamo costrette a parlare meno, a stare composte, a ingoiare rospi, a essere carine, a rinnegare i nostri bisogni orali, ad accettare passivamente dei peli sulla lingua quando l’istinto naturale sarebbe quello di sputarli via.

Tabu6 1 Rompere i tabù attraverso la fotografia: i progetti di Giulia Haraidon

Voglio condividere con voi un aspetto divertente del mio lavoro.

Facciamo un esperimento: avete 5 secondi per chiedervi e rispondervi: Cosa rappresenta la foto con i ‘fiori’?

Tabu3 Rompere i tabù attraverso la fotografia: i progetti di Giulia Haraidon

Fatto?

Bene, grazie di essere stati al gioco.

Confrontandomi con il meraviglioso pubblico delle mostre dove ho esposto, ho scoperto che per gli uomini è più immediato identificare l’oggetto della foto (ovvero la tazza del bagno), mentre le donne tendono a vederci un bellissimo vaso di fiori. Mi ci è voluto un po’ per capire il perché ma la mia logica alla fine mi ha condotta ad una risposta.

Gli uomini nell’utilizzare il bagno si trovano ‘faccia a faccia’ con la tazza. Le donne invece, pur usando di solito il bagno più volte degli uomini, per la posizione fisica che devono assumere, si trovano molto meno a guardare direttamente la tazza e quindi per loro il riconoscimento dell’oggetto in questa foto è meno immediato.

Siamo rimaste piacevolmente colpite dalle fotografie dei “Ritratti intimi”. Puoi spiegarci di che si tratta?

4 ritratti intimi Rompere i tabù attraverso la fotografia: i progetti di Giulia Haraidon

Questo progetto è stato sviluppato nel 2018 durante la masterclass di antiche tecniche di stampa analogica di un’insegnante meravigliosa, Antonella D’Onorio de Meo, che mi ha incoraggiata e supportata in ogni fase del progetto.

Abbiamo contatto con la forma della vulva solo tramite l’educazione sessuale scolastica, scarsa e basata su illustrazioni, e la pornografia, un mondo prettamente maschile, che ne subisce i limiti e i condizionamenti. L’inconsapevolezza della normalità nella varietà e diversità di quest’organo può portare alla comparsa di complessi nell’intimità e nella vita sessuale.

Desidero che queste foto possano essere uno strumento per tutte le ragazze e le donne che si sentono ‘strane’, che rifiutano il sesso orale perché la loro vulva non rispecchia i canoni estetici del mondo della pornografia (e quindi dell’immaginario maschile), che vogliono avere un confronto visivo… sulla scia della libera esplorazione del nostro corpo da bambine.

Attraverso questo progetto desidero mostrare la normalità della diversità di quest’organo, visibile già in soli 5 scatti, per smontare l’idea dell’omologazione a cui siamo tutte soggette.

Ho scattato in pellicola 35 mm; ho scelto di stampare le foto sulla tela per ‘esporre’ le vulve come opere d’arte, considerata loro poca esposizione, e il fatto che normalmente viene nascosta e giudicata.

Per la dimensione mi sono mantenuta su quadri piccoli, così si è costretti ad avvicinarsi per vedere davvero. Da lontano si ha una percezione, da vicino un’altra. È un’intensa miscela di visione d’insieme e visione nel dettaglio che spesso porta chi si avvicina velocemente ai quadri ad avere quasi uno spavento quando si rende contro di essere a pochi centimetri dalla stampa di una vulva. Anche osservare le reazioni e il modo in cui ognuno guarda è una pratica che adoro!

spettatore ritratti intimi Rompere i tabù attraverso la fotografia: i progetti di Giulia Haraidon

È stato facile trovare donne disposte a farsi ritrarre?

E’ bastato parlare di questo progetto quando mi trovavo in gruppi di persone per ricevere adesioni spontanee di meravigliose donne, che mi hanno appoggiata e supportata. Molte amiche si sono lasciate fotografare.

Sono successe anche delle magie: alcune donne che non amavano particolarmente la forma della propria vulva, nel rivederla esposta vicino alle altre, si sono commosse per la bellezza che emanava e per il modo diverso nel quale hanno imparato a guardarsi.

Per il momento “Ritratti intimi” è una mini serie di 5 scatti, ma ho intenzione di riprenderla e aggiungere ancora più varietà: donne che hanno partorito, donne in menopausa, donne anziane…
Sfrutto quindi quest’occasione per chiedere alle donne interessate a prendere parte al mio progetto di scrivermi liberamente.

Cosa ha suscitato in te lavorare a così stretto contatto con l’intimità delle donne?

E’ stato emozionante, ed è stata un’esperienza umana prima che artistica e fotografica.

Nella fase di scatto ho provato un mix di emozioni che hanno creato un arcobaleno di sfumature. Affetto, amicizia, immensa gratitudine, desiderio di far sentire a proprio agio le donne/amiche, paure e ansie da tenere a bada. Si è creata una meravigliosa complicità e un bellissimo legame che ci ha riunite tutte alle molte mostre che hanno ospitato il nostro progetto.

Hai in mente nuovi progetti su questi temi?

Questi progetti nascono dalle mie ricerche ed esperienze personali e io sono stata la mia prima cavia. Ho vissuto più o meno intensamente ciò che ho raccontato per singole immagini e per me questo è l’unico modo per poter raccontare fotograficamente un argomento.

In quest’ultimo anno sto lavorando su un progetto legato all’esperienza della mia malattia. Malattia che era urlata da 5 anni tramite la pelle delle mani, che si spaccava fino a sanguinare. La pelle è un organo che ho sondato e indagato in tutti gli ambiti della percezione per provare disperatamente a capire che cosa mi stava succedendo e perché. La pelle, confine e membrana, nel mio caso è stato la sirena per una malattia rara, la polimiosite.

Questa scoperta ha richiesto la mia attenzione negli ultimi mesi, per la diagnosi, le visite, la terapia e gli effetti collaterali. E inevitabilmente ha interrotto l’espressione esterna: qualcosa richiedeva uno sguardo e un’attenzione verso il mio interno.

Vorrei continuare questo progetto e iniziarne altri dopo l’accettazione di questo evento e dopo questa piccola rinascita. Inevitabilmente gli argomenti che affronterò avranno uno sguardo femminile e cercheranno i significati nei diversi piani percettivi perché rappresentano il mio modo di vivere il mondo.

Ringrazio infinitamente La Bottega della Luna per avermi dato l’occasione di raccontarmi, di dedicarmi questo tempo e togliere il filtro dell’ansia e della paura di non essere compresa e provare a raccontarmi.

Per continuare seguire Giulia vi segnaliamo la sua pagina IG ed il progetto di crowfunding per sostenere i suoi progetti.

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Giulia
Infermiera, fitopreparatrice, appassionata di erboristeria e mamma. Da anni mi interesso di tematiche femminili e di sessualità, piacere e benessere. Studio sessuologia clinica e mi sto formando come esperta in educazione sessuale.

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