400 VULVE DIVERSE: the GREAT WALL OF VAGINA
Un muro di calchi in gesso di 400 vulve diverse: inizia oggi il nostro viaggio per scoprire la varietà e la bellezza delle vulve con l'opera di un artista che si pone come missione quella di cambiare l'immaginario dei corpi.
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Inizia oggi il nostro viaggio attraverso progetti ed opere creative che ci aiutano ad ampliare il nostro immaginario esplorando un’infinità di tipologie di vulve diverse.

Se lo hai perso, ti consigliamo di leggere anche il nostro articolo introduttivo sull’argomento, “Vulve: tante e tutte bellissime”.

Avete mai sentito parlare del “Great wall of vagina”?

Si tratta di un’opera d’arte realizzata da Jamie Mc Cartney, eclettico artista inglese, con l‘obiettivo dichiarato di contribuire a cambiare l’immaginario del corpo femminile e, in particolare, dell’estetica delle vulve.

La ricerca artistica di Jamie

La ricerca artistica ha condotto Jamie Mc Cartney ad un lungo ed approfondito studio dei corpi, sperimentando tecniche innovative con l’uso di scanner, dando vita ad opere originali e controverse che mostrano corpi nudi senza avere un intento erotico, ma con la missione di esaltarne la diversità.

Propone le sue opere come strumenti di cambiamento sociale, ritenendo le immagini che crea molto più eloquenti ed efficaci di parole e testi tradizionalmente utilizzati per veicolare questi messaggi.

Jamie McCartney 400 VULVE DIVERSE: the GREAT WALL OF VAGINA

Un muro di 400 vulve diverse

L’opera che ha portato Jamie alla notorietà mondiale è proprio il “Great wall of vagina”, esposta per la prima volta a Londra nel 2012 e approdata alla triennale di Milano l’anno successivo: 10 pannelli con i calchi di 400 vulve diverse per forma e dimensioni. Un’opera che l’ha impegnato per 5 anni, coinvolgendo molte donne che hanno deciso di mettere a disposizione il proprio corpo per contribuire a quello che si è rivelato un progetto comunicativo di grande impatto.

Ci è sembrato sorprendente che un uomo abbia deciso di impegnarsi in questo grande lavoro di sensibilizzazione per un tema che, apparentemente, riguarda il genere femminile. Ma l’immaginario collettivo è patrimonio di tutte e tutti, così come la sua creazione e il relativo ampliamento. Possiamo dire, quindi, che ne siamo state piacevolmente sorprese!

I motivi che hanno spinto le donne a rendersi disponibili a far ritrarre le loro vulve sono molti e diversi tra loro. Per molte è stata un’esperienza liberatoria e di riappacificazione con il proprio corpo. Le loro testimonianze sono raccontate in un libro, “The great wall of vagina book”.

Leggiamo sul suo sito personale:

“Qualunque cosa tu abbia là sotto è normale, e voglio mostrare al mondo intero che aspetto ha, in modo che tutte si sentano normali. Ora più che mai abbiamo bisogno di rappresentazioni positive della diversità, in tutte le sue forme”

Una dichiarazione di guerra a quello che lui stesso definisce il genital shame.

Osservando il muro di vulve

È molto interessante osservare le vulve esposte sui pannelli: la rappresentazione di tanta diversità si accompagna ad un’aura di potente bellezza e stimola la curiosità di esplorare e conoscere chissà quante altre forme vulvari singolari e preziose.

La ricerca ci mostra forme e dimensioni di vulve diverse, ma in questo caso, essendo calchi in gesso non dipinti, non esplora l’infinita varietà di toni e colori della cute e dei peli, altri aspetti che necessitano di essere sondati e mostrati per ampliare il nostro immaginario.

Ad essere sincere, la prima cosa che ci è venuta in mente quando abbiamo incontrato l’opera di Jamie Mc Cartney è stata: “Ma quelle sono vulve, non vagine!”. Siamo convinte infatti che sia necessario chiamare le cose con il loro nome corretto per aumentare la consapevolezza cha abbiamo del nostro corpo: la vagina è la parte interna dei genitali femminili, al contrario della vulva che invece ne è la parte esterna.

Viva la vulva: il nuovo progetto di Jamie

Siamo quindi rimaste piacevolmente soddisfatte quando siamo venute e conoscenza del nuovo lavoro di Jamie: in occasione del decimo anniversario della nascita del “Great wall of vagina” infatti, sta preparando un muro ancora più grande, ed ha chiamato il nuovo progetto “Viva la Vulva” (Bravo Jamie!). È tuttora alla ricerca di volontarie da coinvolgere per portarlo avanti. Chissà se appena arrivano tempi più favorevoli non decidiamo di fare un bel biglietto aereo tutte insieme per raggiungerlo e dare il nostro contributo!

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Vulve: tante e tutte bellissime

L’immaginario che possediamo dell’estetica delle vulve rischia di essere basato totalmente sull’immagine che riviste, libri di biologia o produzioni pornografiche mainstream ci mostrano. Vulve giovani e toniche, perfettamente simmetriche, con piccole labbra che non sporgono, prevalentemente prive di peli sono il nostro principale (o unico) riferimento estetico.

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